Era da più di un mese che non scrivevo più niente su questo blog, e se volessi raccontarvi cazzate per sentirmi figo direi che le cause di questo mio allontanamento siano riconducibili ai vari impegni scolastici che mi hanno tenuto occupato per gran parte del mio tempo. Ma siccome sono una persona onesta, e sopratutto siccome la totalità delle persone che mi conoscono sanno quanto la mia precedente affermazione non trovi riscontro nella realtà, vi dico come stanno veramente le cose.
Ho vissuto quest'ultimo mese in una condizione di apatia totale, trascorrendo la gran parte del mio tempo chiuso in camera e ascoltando musica (colgo l'occasione per ringraziare i Radiohead che con le loro liriche malinconiche mi hanno sempre sostenuto) e sentendo la mancanza di vere emozioni forti. Anche la Rabbia, stato d'animo sempre stato escluso dal mio carattere ma che ultimamente aveva trovato il coraggio di venire fuori, sembrava essere sparita.
E penso che tutti siano d'accordo nel confermare che nessuno leggerebbe volentieri le parole di uno scrittore apatico, privo di emozioni...quindi ho deciso di aspettare il momento giusto per riscrivere, che è puntualmente arrivato.
Questo post è dedicato a Noi,
Noi che abbiamo scelto questa scuola perchè si esce a mezzogiorno e venti, e Noi che comunque ci lamentiamo quando dobbiamo rimanere in sest'ora.
Noi che i primi due anni non siamo andati in gita perchè troppo poco scolarizzati, e Noi che quando invece ci siamo andati ci abbiamo sempre lasciato un pezzettino di cuore.
Noi che siamo sopravissuti a prof severi e/o bizzarri, e loro che sono sopravvissuti a Noi!
Noi che per organizzare una cena di classe ci mettiamo un anno.
Noi che abbiamo iniziato a fare i compiti a casa quando c'era la Camiciottoli.
Noi che nonostante urla, rapporti, e voti non sempre idonei siamo affezionati alla Gori!
Noi che siamo rimasti delusi dall'abbandono di Panzotto.
Noi che...ma che fine ha fatto il telegiornale che avevamo girato?
Noi che...quando il tronista si chiama Tatiano, e la pretendente Assunta, Uomini&Donne è molto più bello!
Noi che venivamo registrati di nascosto dal Mantova.
Noi che a fare educazione fisica siamo sempre in pochi!
Noi che quando non studiavamo chiedevamo ai prof di rimandare l'interrogazione o il compito, ma ci andava quasi sempre male.
Noi che quando la Fiorini era in classe regnava il silenzio, e Noi che non possiamo dire la stessa cosa nelle ore di molti altri prof.
Noi che, quando l'avevamo, odiavamo a morte la Bacci, e Noi che abbiamo imparato a ripiangerla appena dopo la sua partenza.
Noi che di cose da raccontare ne avremmo parecchie, ma ci fermiamo perchè sennò scappano le lacrime!
Noi che adesso ci prepariamo all'esame, e Noi che ci saluteremo con la consapevolezza di aver passato degli anni fanastici insieme.
Un grazie di cuore, a tutti.
sabato 13 giugno 2009
lunedì 4 maggio 2009
Consumismo come interazione sociale.

Consumismo.
Ovvero, gli effetti dell'identificazione della felicità personale con l'acquisto, il possesso e il consumo di beni materiali, generalmente favorito dall'eccessiva pubblicità.
Piaga sociale? Senz'altro, ma a volte anche mezzo per conformarsi.
Fino a 10 anni sono cresciuto senza la minima importanza per marche o etichette varie.
La Nike era una marca di scarpe, certo, ma lo erano in egual misura anche la Geox, la Fly flot, e tutte le altre calzature del Lidl. Bevevo Coca-cola ma mi capitava tranquillamente di bere Fuzz-cola o altre imitazioni del ben più celebre marchio.
A 10 anni mi interessavo solamente di giocattoli e cartoni animati (sempre i soliti che guardavo e riguardavo fino alla nausea..perfino adesso saprei ridirvi a memoria la trama de La spada nella roccia o Il libro della giungla), non erano certo importanti altre cose!
"Roba da femminuccie!"- pensavo quando i miei parenti mi regalavano vestiti o scarpe.
Già, roba da femminuccie. Almeno fino alle medie.
I miei amici, non dico tutti ma la maggiorparte, incominciarono a comportarsi in modo strano una volta finite le elementari: non venivano più con me "dalla Sonia" a comprare le figurine dei calciatori, non compravano più giocattoli in generale.
Mi ricordo che lo shock più grande fu quando sentii uno di loro vantarsi del fantastico regalo ricevuto per il compleanno: un paio di scarpe dell'Adidas.
Ma come? Io che per compleanno mi feci regalare la nave della Lego, io che fino ad allora gli unici vestiti che ero orgoglioso di aver comprato erano la maglina di Batman e di Valentino Rossi, io che a quei tempi confondevo la marca Adidas con uno stato dell'Africa (non chiedetemi il perchè..) assistevo in quell'istante ad una scena che mi sembrava del tutto assurda.
"Sarà un caso"- pensavo.
Ma le cose continuarono: Le scarpe Adidas, i giubbotti Nike, il Nokia 3310 diventarono, oltre che quotidiano argomento di discussione, veri e proprio cimeli da esibire.
Da una parte i miei amici con le vesti firmate, dall'altra io che sembravo uscito da un catalogo di qualche discount.
La cosa non mi pesava più di tanto, almeno finchè non cominciarono a prendermi in giro: dopotutto, non ero figo se non avevo delle Nike. Se la maglina di Batistuta non era quella originale della Fila ma era comprata per due soldi al mercato ero soltanto una caricatura. Figurati poi quando dicevo di non avere ancora un cellulare..
Mi sentivo emarginato dal resto del gruppo.
Fu così che comprai il mio primo paio di Nike. Poi seguirono le Adidas da calcio, i pantaloni della Levis, gli occhiali della Ray Ban...
Tutte cose che compravo solo per non venire denigrato.
Non me ne importava nulla di come calpestavo le strade sconnesse e sporche della mia via, se con le Adidas o con le Fly Flot.
Qualche tempo dopo, riflettendo un pò sulla mia personalità, ho abbandonato questo fare da consumista, venendo nuovamente denigrato da coetanei ma tornando perlomeno sincero con me stesso.
Le riflessioni le leascio a voi, come al solito.
Ovvero, gli effetti dell'identificazione della felicità personale con l'acquisto, il possesso e il consumo di beni materiali, generalmente favorito dall'eccessiva pubblicità.
Piaga sociale? Senz'altro, ma a volte anche mezzo per conformarsi.
Fino a 10 anni sono cresciuto senza la minima importanza per marche o etichette varie.
La Nike era una marca di scarpe, certo, ma lo erano in egual misura anche la Geox, la Fly flot, e tutte le altre calzature del Lidl. Bevevo Coca-cola ma mi capitava tranquillamente di bere Fuzz-cola o altre imitazioni del ben più celebre marchio.
A 10 anni mi interessavo solamente di giocattoli e cartoni animati (sempre i soliti che guardavo e riguardavo fino alla nausea..perfino adesso saprei ridirvi a memoria la trama de La spada nella roccia o Il libro della giungla), non erano certo importanti altre cose!
"Roba da femminuccie!"- pensavo quando i miei parenti mi regalavano vestiti o scarpe.
Già, roba da femminuccie. Almeno fino alle medie.
I miei amici, non dico tutti ma la maggiorparte, incominciarono a comportarsi in modo strano una volta finite le elementari: non venivano più con me "dalla Sonia" a comprare le figurine dei calciatori, non compravano più giocattoli in generale.
Mi ricordo che lo shock più grande fu quando sentii uno di loro vantarsi del fantastico regalo ricevuto per il compleanno: un paio di scarpe dell'Adidas.
Ma come? Io che per compleanno mi feci regalare la nave della Lego, io che fino ad allora gli unici vestiti che ero orgoglioso di aver comprato erano la maglina di Batman e di Valentino Rossi, io che a quei tempi confondevo la marca Adidas con uno stato dell'Africa (non chiedetemi il perchè..) assistevo in quell'istante ad una scena che mi sembrava del tutto assurda.
"Sarà un caso"- pensavo.
Ma le cose continuarono: Le scarpe Adidas, i giubbotti Nike, il Nokia 3310 diventarono, oltre che quotidiano argomento di discussione, veri e proprio cimeli da esibire.
Da una parte i miei amici con le vesti firmate, dall'altra io che sembravo uscito da un catalogo di qualche discount.
La cosa non mi pesava più di tanto, almeno finchè non cominciarono a prendermi in giro: dopotutto, non ero figo se non avevo delle Nike. Se la maglina di Batistuta non era quella originale della Fila ma era comprata per due soldi al mercato ero soltanto una caricatura. Figurati poi quando dicevo di non avere ancora un cellulare..
Mi sentivo emarginato dal resto del gruppo.
Fu così che comprai il mio primo paio di Nike. Poi seguirono le Adidas da calcio, i pantaloni della Levis, gli occhiali della Ray Ban...
Tutte cose che compravo solo per non venire denigrato.
Non me ne importava nulla di come calpestavo le strade sconnesse e sporche della mia via, se con le Adidas o con le Fly Flot.
Qualche tempo dopo, riflettendo un pò sulla mia personalità, ho abbandonato questo fare da consumista, venendo nuovamente denigrato da coetanei ma tornando perlomeno sincero con me stesso.
Le riflessioni le leascio a voi, come al solito.
mercoledì 22 aprile 2009
Recensione #1: Karate a muerte en Torremolinos

Un trash a cinque stelle.
Come si può intuire dal sottotitolo che ho dato a questa recensione, ci troviamo di fronte ad un paradosso cinematografico.
Difatti, questo film spagnolo datato 2001 e diretto dal regista emergente Peter Temboury, si presenta come quanto di più assurdo possa esistere al mondo.
Ma andiamo con calma: innanzitutto sconsiglio fortemente la visione di questa pellicola a chi odia il panorama splatter/gore, a causa del contenuto estremamente violento (ma allo stesso tempo ironico, a causa della sua esagerazione). Chiaramente non è un film adatto neanche a chi è appassionato dei più sanguinolenti horror, visto che comunque sono più le scene comiche o splatstick.
La domanda quindi sorge spontanea: chi è che può avere la pazienza per guardare ed apprezzare questo film per quello che è, e non per quello che sembra mostrare a prima vista?
Rimangiando con gusto un pò di parole scritte precedentemente, direi chiunque.
Chiunque riesca a vedere nella bella Torremolinos, ormai decadente simbolo pop della Spagna degli anni 60' una perfetta location per questa meraviglia in celluloide, chiunque riesca a notare i riferimenti sottotraccia (un pò come quelli di Grindhouse: A prova di morte di Tarantino, ma decisamente più trash), chiunque apprezzi i lavori volutamente low budget. Ripensandoci, una cerchia un pò ristretta di chiunque.
Paradisiaco particolarmente per gli amanti delle grindhouse anni 80', Karate a muerte en Torremolinos racchiude in 77 minuti di film un intrecciarsi di Zombie Ninja, personaggi
epici (vi cito solo Chuck Lee, incrocio ben riuscito tra i ben più celebri Chuck Norris e Bruce Lee, e Myagi, il maestro di Karate Kid), surfisti cattolici con tanto di suore in minigonna, alieni e infine l'immancabile mostro marino.
Inutile aggiungere che i vestiti dei mostri, così come gli effetti speciali, ricordino molto le serie trash stile Megaloman, o Power Ranger dei primi tempi.
Da segnalare inoltre la presenza di Jesus Franco, ottimo regista di Malaga, che intrepreta proprio la parte del folle, psichedelico Myagi.
Unico difetto, il film è unicamente in spagnolo..niente sottotitoli o traduzioni.
Purtroppo niente di quello che scrivo può rendere a pieno la perfezione di questa, come ho già intitolato prima, meraviglia in celluloide, quindi vi lascio sperando che almeno qualcuno di voi lettori si sia incuriosito e decida di scaricar..ehm , pardon, volevo dire comprare questa rara perla cinematografica.
domenica 19 aprile 2009
Malinconia.

E' strano come a volte leghi alcuni pezzi della tua vita alle opere di qualcuno che non conosci...
Ti senti vicino a persone che non hai mai incontrato, ma che ti hanno fatto compagnia con i loro sogni...che ti hanno dato emozioni, belle o brutte...e pensieri. E ricordi.
Così, quando uno di questi "sconosciuti" se ne va, porta via anche una parte di te, del tuo passato.
E ti fa sentire che il futuro è sempre più breve...
Cazzo, stò andando in depressione.
Qui ci vuole una bella reazione catartica...
Ed ho giusto in mente qualcosa di adatto.
Ti senti vicino a persone che non hai mai incontrato, ma che ti hanno fatto compagnia con i loro sogni...che ti hanno dato emozioni, belle o brutte...e pensieri. E ricordi.
Così, quando uno di questi "sconosciuti" se ne va, porta via anche una parte di te, del tuo passato.
E ti fa sentire che il futuro è sempre più breve...
Cazzo, stò andando in depressione.
Qui ci vuole una bella reazione catartica...
Ed ho giusto in mente qualcosa di adatto.
martedì 14 aprile 2009
Riflessioni sull’Individuo Conformista e sull’Individuo Alienato.
Quella che segue è solamente una mia teoria socio-filosofica stilata di getto durante una giornata uggiosa.
Risente molto del fatto di essere stata scritta in poco tempo: difatti è presente qualche punto poco chiaro e inoltre vorrei allungarla un pò, magari trattando anche l'argomento del consumismo.
Intanto condivido con voi questa prima versione, un pò naif, ma spero abbastanza chiara per farvi capire il mio punto di vista.
Distinzioni e caratteristiche.
*La società non esiste, se non come concetto mentale. Nel mondo reale esistono solo gli individui.
Di conseguenza, abbiamo una netta distinzione tra l’Idea di Società e l’Individuo a sé.
L’Individuo può essere Conformista (I. Conformista) o Alienato (I. Alienato).
L’I. Conformista è colui che accetta, segue od obbedisce all’insieme di istituzioni e norme sociali imposte dall’Idea di Società.
L’I. Alienato è colui che rifiuta l’insieme di istituzioni e norme sociali imposte dall’Idea di Società.
Ne consegue:
I. Conformista = Schiavo delle norme dettate da altri individui conformisti, a loro volta schiavi di una gerarchia astratta, dove solo chi ha coscienza della propria posizione comanda.
I. Alienato = Colui che è cosciente della propria posizione. Si distingue in I. Alienato debole e I. Alienato forte.
Per avere il concetto più chiaro, si può fare l’esempio del Dormiente e dello Sveglio:
L’I. Conformista è Dormiente, in quanto non è cosciente della propria posizione.
L’I Alienato debole è Sveglio, in quanto è cosciente della propria posizione, e viene emarginato dagli I. Conformisti a causa del suo rifiuto riguardo le istituzioni imposte dall’Idea di Società.
L’I. Alienato forte è Sveglio, in quanto è cosciente della propria posizione, ma si integra tra gli I. Conformisti diventandone il padrone.
L’I. Conformista non ha personalità: Il suo concetto di Giusto o Sbagliato, Bene o Male, Utile o non Utile (ecc.) è il prodotto della volontà dell’I. Alienato forte.
L’I. Alienato debole ha, come l’I. Alienato forte, una propria volontà, e non può essere influenzato da esterni; tuttavia, non può influenzare esterni come invece l’I. Alienato forte può.
Il risveglio.
L’I. Conformista si sveglia, diventando così un I. Alienato forte o debole, solo quando si sente soffocato ( spesso quando viene colpito nell’interesse suo, o di persone vicino a lui) dall’insieme di istituzioni e norme sociali imposte dall’Idea di Società, o comunque da un I. Alienato forte.
Solo gli Individui caratterizzati da grande forza di volontà e coraggio possono sperare di svegliarsi, tutti gli altri saranno perennemente succubi.
Si può parlare di Rivoluzione (es. Rivoluzione francese) quando un numero discreto di I. Conformisti si sveglia più o meno allo stesso momento, e si ribella a tutto ciò a cui è stato sottoposto durante il loro sonno.
Risente molto del fatto di essere stata scritta in poco tempo: difatti è presente qualche punto poco chiaro e inoltre vorrei allungarla un pò, magari trattando anche l'argomento del consumismo.
Intanto condivido con voi questa prima versione, un pò naif, ma spero abbastanza chiara per farvi capire il mio punto di vista.
Distinzioni e caratteristiche.
*La società non esiste, se non come concetto mentale. Nel mondo reale esistono solo gli individui.
Di conseguenza, abbiamo una netta distinzione tra l’Idea di Società e l’Individuo a sé.
L’Individuo può essere Conformista (I. Conformista) o Alienato (I. Alienato).
L’I. Conformista è colui che accetta, segue od obbedisce all’insieme di istituzioni e norme sociali imposte dall’Idea di Società.
L’I. Alienato è colui che rifiuta l’insieme di istituzioni e norme sociali imposte dall’Idea di Società.
Ne consegue:
I. Conformista = Schiavo delle norme dettate da altri individui conformisti, a loro volta schiavi di una gerarchia astratta, dove solo chi ha coscienza della propria posizione comanda.
I. Alienato = Colui che è cosciente della propria posizione. Si distingue in I. Alienato debole e I. Alienato forte.
Per avere il concetto più chiaro, si può fare l’esempio del Dormiente e dello Sveglio:
L’I. Conformista è Dormiente, in quanto non è cosciente della propria posizione.
L’I Alienato debole è Sveglio, in quanto è cosciente della propria posizione, e viene emarginato dagli I. Conformisti a causa del suo rifiuto riguardo le istituzioni imposte dall’Idea di Società.
L’I. Alienato forte è Sveglio, in quanto è cosciente della propria posizione, ma si integra tra gli I. Conformisti diventandone il padrone.
L’I. Conformista non ha personalità: Il suo concetto di Giusto o Sbagliato, Bene o Male, Utile o non Utile (ecc.) è il prodotto della volontà dell’I. Alienato forte.
L’I. Alienato debole ha, come l’I. Alienato forte, una propria volontà, e non può essere influenzato da esterni; tuttavia, non può influenzare esterni come invece l’I. Alienato forte può.
Il risveglio.
L’I. Conformista si sveglia, diventando così un I. Alienato forte o debole, solo quando si sente soffocato ( spesso quando viene colpito nell’interesse suo, o di persone vicino a lui) dall’insieme di istituzioni e norme sociali imposte dall’Idea di Società, o comunque da un I. Alienato forte.
Solo gli Individui caratterizzati da grande forza di volontà e coraggio possono sperare di svegliarsi, tutti gli altri saranno perennemente succubi.
Si può parlare di Rivoluzione (es. Rivoluzione francese) quando un numero discreto di I. Conformisti si sveglia più o meno allo stesso momento, e si ribella a tutto ciò a cui è stato sottoposto durante il loro sonno.
martedì 7 aprile 2009
Inizio.
Come ogni cosa, anche il mio Blog ha un inizio (e più tardi avrà inevitabilmente una fine, che lo desideri o meno).
Che dire! Una breve introduzione è d'obbligo...ho deciso di ritagliarmi questo spazio sul web perchè la mia esigenza di scrivere sconfinava ormai dai piccoli fogli improvvisati (mi pare di ricordare che una volta scrissi anche sulla copertina di un libro appartenente alla biblioteca comunale che, per la vergogna, restituii dopo qualche anno, creandomi qualche bega da cortile), ma sopratutto per avere la possibilità di condividere le mie opinioni, riflessioni o quello che sarà con altre persone.
Sono uno studente all'ultimo anno (si spera) di una scuola superiore, abito in un paese di provincia aretina, suono il basso ed amo il cinema. Non fumo, spesso bevicchio, sono mancino, odio i calzini, sono paranoico, cazzo se lo sono, non sono credente (almeno non delle religioni convenzionali), politicamente sono schierato a sinistra, adoro viaggiare, di notte non riesco a dormire e così mi capita spesso di addormentarmi nei momenti/luoghi sbagliati.
Nient'altro da aggiungere, questo sono io, tout court.
Che dire! Una breve introduzione è d'obbligo...ho deciso di ritagliarmi questo spazio sul web perchè la mia esigenza di scrivere sconfinava ormai dai piccoli fogli improvvisati (mi pare di ricordare che una volta scrissi anche sulla copertina di un libro appartenente alla biblioteca comunale che, per la vergogna, restituii dopo qualche anno, creandomi qualche bega da cortile), ma sopratutto per avere la possibilità di condividere le mie opinioni, riflessioni o quello che sarà con altre persone.
Sono uno studente all'ultimo anno (si spera) di una scuola superiore, abito in un paese di provincia aretina, suono il basso ed amo il cinema. Non fumo, spesso bevicchio, sono mancino, odio i calzini, sono paranoico, cazzo se lo sono, non sono credente (almeno non delle religioni convenzionali), politicamente sono schierato a sinistra, adoro viaggiare, di notte non riesco a dormire e così mi capita spesso di addormentarmi nei momenti/luoghi sbagliati.
Nient'altro da aggiungere, questo sono io, tout court.
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